Risolta la querelle sul Giandujotto

 
Tutti conoscono bene uno dei simboli della tradizione dolciaria torinese: il giandujotto, il cioccolatino tipico di Torino, caratterizzato da una forma così particolare che lo rende riconoscibile in tutto il mondo.
Nel settembre 2022 la Giunta Regionale del Piemonte diede il via libera al processo di riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP) “Giandujotto di Torino. Ma durante gli incontri di CioccolaTO 2023 si scoprì che la procedura si era ben presto arenata perché bloccata dalla nota società svizzera Lindt. Perché? E che relazione c’è tra il notissimo gruppo svizzero e quello che è uno dei simboli dolciari italiani?
Facciamo un passo indietro: Caffarel, del Gruppo Lindt & Sprüngli dal 1998, è un marchio storico fondato a Torino nel 1826, riconosciuto a livello internazionale per aver inventato il Gianduiotto, oltre 150 anni fa.   Era il carnevale del 1865 e il governo piemontese aveva ridotto l’importazione dei generi di lusso, tra cui il cacao. Perciò Paul Caffarel pensò di sostituirlo in parte con le nocciole, che il Piemonte produceva in grande quantità e grandissima qualità, oggi come allora. E così nel carnevale del 1865 a Torino, Caffarel inventò il primo Gianduiotto, chiamato così in onore di Gianduia, la maschera tradizionale piemontese.
L’antica ricetta prevede ancora oggi l’impiego di soli tre ingredienti: zucchero, nocciola del Piemonte IGP tostata e massa di cacao. Nessun altro ingrediente è previsto e da qui ne è derivata la querelle: se i cioccolatieri torinesi e le più grandi aziende del territorio piemontese utilizzano rigorosamente la ricetta tradizionale, la Caffarel prevede invece l’utilizzo del latte.
A questo va aggiunto che la multinazionale svizzera si era opposta al nome "Giandujotto di Torino IGP" a favore di "Giandujotto del Piemonte", chiedendo anche di abbassare la percentuale di nocciole.
Se da un lato è sicuramente una questione di prestigio, dall’altra anche economica. Il Segretario del Comitato per il riconoscimento del Giandujotto IGP, l’avvocato Antonio Borra, ha infatti ricordato come "il volume d’affari della produzione del giandujotto sul territorio Piemonte sia di circa 200 milioni di euro l’anno", aggiungendo anche che "il Cioccolato di Modica con il riconoscimento dell’IGP è passata da 350.000 a 5 milioni di tavolette l’anno".
A chiudere questa “dolce” querelle, Caffarel ha diramato un comunicato stampa nel quale "riconosce l’importanza dell’iniziativa del Comitato del Giandujotto di Torino volta a valorizzare la riconoscibilità di uno dei prodotti più caratteristici della tradizione dolciaria torinese, introducendo un’Indicazione Geografica Protetta (IGP). Per questo motivo Caffarel, parte di Lindt & Sprüngli Italia, non si è opposta alla proposta di IGP e, al contrario, si è sempre impegnata per la ricerca di un accordo di valore".
 
 
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